In questi giorni l'immagine del calciatore del Barcellona che raccoglie
la banana e la mangia, in risposta ad un gesto a sfondo razzista di un
tifoso della squadra avversaria, ha fatto il giro del mondo.Tutti, me compreso, hanno apprezzato il comportamento del giocatore facendolo diventare il riferimento alla lotta alla discriminazione razziale.
Oggi leggevo con attenzione un articolo apparso sul sito de "La Repubblica" e sono rimasto di stucco nel leggere come lo stesso giocatore ha commentato il fatto "Sono in Spagna da undici anni, non è cambiato nulla. Non ci rimane che ridere di questi ritardati".
Sarà che ormai sono facilmente suscettibile ma ho trovato in questa affermazione la stessa discriminazione che c'è stata nel gesto del lancio della banana. Cosa c'entra il "ritardo mentale" con la maleducazione e l'intolleranza? E per quale ragione non ci si è indignati di questa "infelice" affermazione? Dopo tutto la gravità del gesto sta proprio nel fatto che a farlo non è un ritardato mentale ma una persona nel pieno delle sue capacità intellettive. Se invece il gesto fosse stato fatto da un ritardato mentale, come dice Dani Alves, dovremmo non considerarlo un atto razzista ma un atto "inconsapevole" e questa vetrina mediatica perderebbe di significato...
A questo punto non mi rimane che sperare che La Repubblica abbia tradotto male le parole dell'ormai eroico calciatore.

